CHAMPIONSHIP 2014-15 START !

LANZA E RIZZO  APRONO SENZA INDUGI L’ASC FIBIS 2014-15

Partiti!!!! Il 15 Ottobre 2014 ha preso inizio il primo Campionato Regionale F.I.Bi.S. denominato  Ambrosian Snooker Championship 2014/2015. Tre sono le categorie che si daranno leale battaglia, per conquistare il prestigioso trofeo che decreterà per ogni categoria il Campione Regionale di Snooker. Mai nella storia biliardistica italiana si é giocato un vero e proprio campionato di snooker, questo lo dobbiamo alla nostra “Ambrosian Snooker Academy” e alla F.I.Bi.S. che ci ha accolto nella grande famiglia ufficializzando la prima realtà agonistica-accademica in Italia.

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Lanza, già trionfatore nel SUMMER CAMP ha l’onore della prima apertura ufficiale !

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“Giocare la partita inaugurale dell’AS Championship è stato emozionante e un onore immenso.. E penso sia motivo di vanto e orgoglio per questa accademia che il primo match in assoluto abbia visto scontrarsi due giocatori provenienti dai birilli.. Uno stimolo in più per procedere su questo cammino con ancora più voglia, grinta e passione.. Onore a tutti i partecipanti, in bocca al lupo, e che sia un campionato ricco di emozioni, sfide serrate ma corrette, e che ognuno di noi possa mettere il massimo di sé e acquisire sempre più esperienza per crescere e migliorare.. HURRÀ!!!”

Fabio O. Lanza

DALLA CAMPAGNA DEL LINCOLNSHIRE …

 INTERVISTA AD ADAMO UBOLDI

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Come sei entrato in contatto con il gioco? C’è stata subito concomitanza tra la passione e la pratica attiva?

Ricordo ancora la prima volta che vidi un tavolo da snooker, tanti, tanti, tanti anni fa in Inghilterra…
Pressoche’ imberbi, entrammo in una sala da snooker e chiedemmo un tavolo da pool (aborrivamo gia’ i birilli!): offesissimo il gestore ci dirotto’ nel “kid’s corner”, sul mini pool inglese da 6 piedi.
Ci chiedevamo a cosa servissero quelle gigantesche praterie su tavolo, forse al cricket?
Ho scoperto lo snooker, come quasi tutti, in TV. Da quando ho potuto permettermi un abbonamento Sky (2010, Robbo vinceva il mondiale) non mi perdo un torneo.
Ho giocato il mio primo frame quasi 3 anni fa: 19 minuti per imbucare la prima rossa!!!
Ho realizzato il mio primo mezzo centone 6 mesi fa, per il primo centone… work in progress.

A che punto dell’evoluzione del tuo gioco hai sentito la necessità di appoggiarti ad una solida esperienza di Academy?

Abbastanza presto. Ho preso in mano una stecca e ho cominciato a giocare, piu’ o meno come giocavo a pool. Mi sono reso conto che, da solo, ad un certo punto non miglioravo piu’, come se avessi saturato le mie capacita’ di progredire. Poi ho capito perche’… l’approccio era completamente sbagliato!!!
Un po’ come lo stile ventrale nel salto in alto finche’ non e’ arrivato Dick Fosbury: puoi arrivare fino a 2.20 ma poi da li’ non ti schiodi piu’…

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Perché hai scelto proprio il “retreatment” della Snooker Farm di Del Hill ?

Ho avuto la fortuna di leggere un meraviglioso resoconto on-line scritto sull’ormai abbandonato Italy Snooker Forum da un ragazzo di Roma a cui devo una enooooorme cassa di birra… LOL FOR PTA147!
Ci sono altre ottime opportunita’, penso a Barrow o a Griffiths, ma l’esperienza da Del ha qualcosa di speciale. Sei perso “in the middle of nowhere”, non ti devi curare di nulla e devi solo concentrarti sulla tua tecnica. Capisco che possa intimidire (secondo mia moglie chi ci va e si diverte andrebbe ricoverato, me incluso) ma e’ davvero magico.
L’atmosfera e’ unica: sei nella stessa stanza di Ronnie, sullo stesso tavolo di Ronnie, facendo (indegnamente…) le sue stesse routines di allenamento. Attorno a te foto di ogni singolo tassello della storia dello snooker… io ho giocato con la stecca che Jimmy White (di casa alla Snooker Farm) ha regalato a Tommy, il figlio di Del, per festeggiare il 147 fatto su quel tavolo diabolico, con le buche piu’ strette per allenare il giovane Ronnie…
Certo, non e’ a buon mercato ma nemmeno inarrivabile: per quanto mi riguarda, vale ogni pound speso.

 Come è organizzata l’esperienza accedemica di questo piccolo-grande nido di campioni nel Lincolnshire?

Tutte le mattine si fa una lezione di un’ora (se non e’ troppo affollato anche di piu’) uno-a-uno con Del nella mitica Snooker Room dove e’ stato “creato” Ronnie… tra gli altri. Nel pomeriggio Del gira intorno agli altri tavoli (ce ne sono altri due nella Shed) sempre prodigo di consigli, ma e’ soprattutto il figlio Tom che si prende cura dei pupilli fuori dal “Sancta Santorum” della Snooker Room. L’accesso ai tavoli e’ 24h su 24h, io ho fatto l’alba con un austriaco suonato tanto quanto me…
In effetti, l’interazione con gli altri ospiti e’ un fattore importante anche se la variabilita’ e’ altissima: c’e’ gente che fatica a mettere insieme un trentello e poi amateurs che hanno fatto dei 147 in scioltezza. Se si e’ fortunati a volte si possono incontrare anche dei pro, alcuni sono dei veri e propri habitue’.

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Passando ora al lato strettamente tecnico, quali consigli e correzioni hanno inciso maggiormente sulla tua steccata?

Tanto per essere chiari, la prima mezza giornata si e’ svolta senza biglie… posizione dei piedi, postura, allineamento, equilibrio, bridge etc… poi un’altra mezza giornata solo con la bianca. Da li’ in poi, solo tecnica di sbracciata, punti di contatto, caduta del gomito, grip variabile, “follow through” in accelerazione etc…
Secondo Del la chiave di tutto e’ procedere attraverso un protocollo che sia identico ogni volta: lui insegna una tecnica di tiro che chiama “drive” ma non e’ la sola, Barry Hawkins e’ un “packer” e ha degnamente giocato una finale mondiale… L’ultimo Davis era un “driver”, Hendry lo e’ stato per tutta la carriera perfezionando definitivamente questa tecnica di tiro. Per la cronaca, e’ come gioca Ronnie… Attualmente quasi tutti i pro sono “drivers”, ognuno con le sue correzioni/adattamenti (Selby tanto per dirne uno). In effetti, riguardando adesso i video dei pro mi chiedo cosa vedessi/capissi prima… certo, si vedono le palline che entrano in buca ma giudicare la qualita’ della steccata e’ un’altra cosa. Riguardarsi Murphy o Ding sapendo cosa guardare dona una visione completamente diversa. Allo stesso modo, misurare la tempistica delle fasi di tiro di Higgins e’ come fissare un metronomo… Higgo e’ (o forse tristemente era) un manuale vivente. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Ronnie dal punto divista della tecnica e’ un vero e proprio automa, e’ la testa ad essere fulminata!

Nel mio caso, quando l’ho messo su carta il protocollo era fatto da 34 punti!!!  Poi, adagio adagio, alcuni punti diventano automatici e non si curano piu’, cosi’ la checklist si accorcia…
Al contrario, niente teoria di mira, punto palla, angoli etc… dice che faccio tutto giusto per istinto (gli ho chiesto di ripeterlo 3 volte…”you already got it, son!”)
Del ha insistito “usque ad nauseam” su due punti:  padroneggiare la fase di “ingresso al colpo” e poi rigida divisione tra la parte di mira e la parte di esecuzione di ogni tiro. “Repetita juvant” e’ il suo motto, mi ha fatto rifare centinaia di volte gli stessi esercizi, implacabile… implacabile tanto quanto i risultati ottenuti!
L’ultima sessione letteralmente a occhi chiusi: mi dice “Se il tiro l’hai gia’ pensato, adesso devi solo eseguirlo, non hai bisogno di guardarlo perche’ sai gia’ cosa succede”… gli ho chiesto cosa si fosse fumato, poi ho imbucato 17 long pot su 20… sentivo il rumore della palla in buca, aprivo gli occhi e in effetti la rossa era giu’, con la bianca che morbidamente tornava nel baulk… che sensazione…

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E sulla tua “psychology of snooker”?

Beh, considerando il disastroso stato iniziale, non c’e’ stato tempo per lavorare anche su questo!
In effetti, credo che per ottenere dei risultati “seri” sia necessario ritornarci con regolarita’. Dopo la prima full immersion volta a sgrezzare gli atavici retaggi da birilli o da pool, bisogna lavorare con regolarita’ sulla checklist di tiro e automatizzare ogni dettaglio (“should become your second nature” dice Del).
Meglio ancora sarebbe trovare un supporto locale… Mi spiego: meglio 2 ore alla settimana con chiunque ci capisca che niente per un anno di fila e poi baccanale orgiastico alla Farm. Mi rendo conto che la cosa non e’ facile in Italia, bisognerebbe invitare qualche coach a fare un “clinic” ogni tanto, ma capisco che non sia proprio a buon mercato.
Io invece vivo a Bruxelles, ad Anversa ci sono signori giocatori e signori coaches, e poi Londra e’ ad un’ora e mezza di Eurostar…

Che ruolo pensi possa avere il coaching nello sviluppo dello snooker italiano ?

Cruciale… un buon giocatore di pool puo’ divertirsi giocando a snooker nello stesso modo, ma non potra’ nemmeno sognare di entrare in un club (mentre e’ in vacanza in UK) e giocarsela alla pari con gli sfaccendati che trova li’…
Il movimento, se un movimento e’ quello che vogliamo fare, necessita di gettare basi solide fin da subito dal punto di vista agonistico. Molto bene un Forum, bene un gruppo Facebook, davvero ottima l’attivita’ di SnookerItalia, ma sono i giocatori il fulcro del progetto…
Come al solito, la virtualita’ perniciosa di questa societa’ porta all’ossimoro del beota da divano (o da bar) che critica Ding o Trump senza neanche essere capace di mettere un trentello con naturalezza…
Ma questa e’ un’altra storia!!!