DA UN NEOFITA DELLO SNOOKER

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Dalle due alle quattro del pomeriggio, per tutti gli anni del liceo, ho giocato a biliardo con gli amici nello scantinato del Bar Giaguaro. Giocavamo quasi sempre a “shangai” (che poi ho saputo chiamarsi “8”) e raramente a carambola. Il proprietario ci riservava ovviamente i tavoli più malandati: le buche erano strette, le sponde flaccide, il panno rappezzato e pieno di cuciture. Infine trovare tra le rastrelliere una stecca che non saltellasse mentre la si rotolava sul piano era una impresa storica. Ero appassionato ma non sono mai diventato bravo. Farsi dare lezioni in città era impossibile, sia per ragioni economiche che per mancanza di maestri: erano tutti infatti impegnati a sfidarsi tra di loro per danaro o a pelare qualche sprovveduto. E poi, per dirla con un eufemismo, giocare a biliardo nella Messina degli anni ’60 ti faceva rischiare di fare la conoscenza con personaggi tristemente noti e poco per bene. Lasciata la mia città per proseguire gli studi a Roma e poi per lavorare a Milano non ho più avuto occasione di giocare regolarmente, ma quelle sporadiche partite che sono riuscito a fare mi hanno sempre riservato grande piacere. Qualche mese or sono, bighellonando su Sky da quasi pensionato, mi sono imbattuto nello snooker. Un commentatore italiano raccontava le partite con tale abilità che ne sono stato ammaliato. Non riuscivo a capire lo scopo del gioco e così mi sono documentato su google: in breve ho realizzato che lo snooker sta al biliardo che giocavo io come il bridge al burraco, oppure come gli scacchi alla dama… ed è stato un colpo di fulmine! Ho iniziato a seguire regolarmente i vari master e campionati internazionali, iniziando pian piano a prevedere il tipo di colpo che avrebbe fatto il campione di turno ma raramente indovinando o andandoci vicino. Incurante dei sarcastici commenti di mia moglie (che sa quanto di rado io assista ad eventi sportivi in televisione o dal vivo) restavo incollato al video fino a notte fonda, anche per la magia delle riprese tv. Se uno sport è mai stato telegenico… questo è lo snooker!

Poi, una sera, il telecronista cita una lodevole iniziativa per la diffusione del gioco in Italia e scopro che a Milano esistono due dei pochissimi tavoli presenti nel nostro Paese. Faccio un’altra veloce ricerca su goggle, telefono ad un certo Davide, citato nel sito, e pochi giorni dopo mi presento in un ex capannone industriale di Trezzano sul Naviglio, orgogliosamente privo di insegne di qualsiasi tipo. Mi riceve lo stesso Davide, immenso e barbuto.Ci facciamo così una chiacchierata di reciproca conoscenza che rompe il ghiaccio e durante la quale troviamo tanti interessi comuni, creando un buon clima. A questo punto mi scappa una considerazione a proposito dello snooker della quale mi sarei presto dovuto pentire: “Certo è un gioco dove la cosa più difficile è restare bene, mentre imbucare non deve essere poi così arduo dato che le buche sono più grandi e le palle più piccole del biliardo cui ero abituato io!” Davide mi guarda, allontana i sopraccigli dalla barba e sibila un’unica parola: “Dici?”. Quindi mi porta in sala a vedere due incontri di campionato sociale, in corso in quel momento. Guardo per un po’ e ritorniamo in ufficio. “Allora?” mi chiede. Ed io: “Ma sono proprio scarsi! E poi… non difendono mai!” “Bene, mio caro! Lasciati dire una cosa: quello che tu vedi in tv è il gioco da marziani. A quei livelli ci arrivano in pochi e ci vogliono molti anni, anzi molti decenni, di duro allenamento.” Detto questo mi mette una stecca in mano e mi dice di fare qualche tiro: non riesco a mettere dentro nemmeno le palle dritte e corte! Mi aspetto che mi dica “Visto?”, invece mi guarda teneramente e dice: “Si vede che hai giocato da ragazzo!” La figuraccia non ferisce il mio amor proprio, né smonta il mio entusiasmo. La spinta c’è e non viene scalfita nemmeno dalle due ore di auto che devo sorbirmi per attraversare la città, raggiungere quella specie di piscina con sei buche ed infine tornare a casa (in genere meno entusiasta di quanto fossi all’andata). Peraltro apprendo presto che c’è ci viene addirittura in giornata da Forte dei Marmi per il piacere di giocare a snooker e questo mi consola e conforta. Eccomi quindi qui, sempre più inserito nella sparuta schiera degli italiani residenti in Italia che tentano di giocare questo incredibile parto della malata fantasia di un annoiato ufficiale inglese. Se il tenente Chamberlain nel 1875 non avesse inventato questo gioco, lui ed i suoi colleghi avrebbero mai potuto sopravvivere alla noia del servizio nella calda e umidissima India? E noi, oggi, potremmo nutrire passioni migliori?

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