IL PRIMO CAMPIONE NAZIONALE DI SNOOKER

INTERVISTA AL MITICO KAPERNATOR

Negli ultimi anni ti sei consacrato come il giocatore di biliardo a buche più completo a livello Nazionale. Da dove hai iniziato?

Ho iniziato a giocare ad 8 e 15 sui tavoli a buche strette dai salesiani a Genzano all’età di 11 anni, poi Papà ha aperto la sala nel ‘91. Il Pool l’ho scoperto nel 93, nel ’94 ero campione Italiano di 2° categoria, nel ‘97 di 1° categoria e nel 2000 ero entrato nei nazionali.

Ed è già in questi anni che hai scoperto lo snooker?

Sì nel 1996 per la precisione. Vidi il primo 12 piedi in un torneo in Germania (alla televisione non veniva ancora trasmesso) e lo trovammo subito intrigante, tanto da metterne uno in sala. Nel 2006 siglai un 119, che ancora oggi resta la mia miglior serie. Ci giocai con passione fino al 2009, anno della morte di mio Padre, alla quale seguì uno stop di tre anni dal gioco.

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Molti giocatori affermati di pool hanno sfiorato il panno verde senza mai rimanerne veramente stregati, cosa ha fatto la differenza nel tuo caso?

Me ne sono subito innamorato. Altri giocatori di pool che hanno provato lo snooker spesso lo hanno visto solo come un buon esercizio di imbucata, io invece sono affascinato dal gioco di serie. Imporre il proprio ritmo, lasciando l’avversario fuori dalla partita per diversi minuti, permette di evidenziare maggiormente il divario tecnico fra i giocatori. Nel pool Invece entrano in gioco altri fattori, compresa un po’ di fortuna.

Cosa si prova ad essere il primo Campione Nazionale di Snooker?

Sono stato molto contento del Campionato Nazionale, c’è stato grande interesse e un buon ritorno a livello di pubblicità. Grande organizzazione da parte di Davide Coltro nell’essere in grado di ritagliare una fetta sempre più grande per lo snooker all’interno della federazione. Le lamentele spesso non tengono conto del quadro generale, è necessaria più cooperazione.

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E vero che il mezzocentone nellultimo frame della finale è figlio anche di un allenamento speciale allAmbrosian Snooker?

Sì è vero! La sera prima della partita ho svolto alcuni degli esercizi consigliati da Massimiliano Sabetta e dagli altri Coach EBSA, e uno di questi consisteva nel gestire il tip-tap intorno allo spot della rosa, proprio come mi è capitato in quel contesto.

(video: https://www.youtube.com/watch?v=DzK_N41KFMI ; minuto 10:00-16:45).

Dal punto di vista tecnico invece come procedono gli allenamenti?

In finale con Tonini mi sono appuntato alcuni punti deboli da migliorare: tatticamente lui mi è sembrato superiore mentre io riuscivo a impormi solo a biglie aperte. A Wroclaw questo è stato ancora più evidente: mentre io ero determinato a siglare serie sopra i 40 punti, i miei avversari sapevano alternare alla perfezione il gioco di serie con digressioni tattiche che spesso mi hanno fatto perdere il ritmo. Sono pochi i giocatori che come O’Sullivan vincono i frame di forza, devo assolutamente crescere nella tattica. In quest’ottica l’Europeo è stato utilissimo per misurarsi con giocatori di un livello che in Italia non abbiamo. A Roma traggo molto profitto dalle sfide con Manoli, che anche se si è espresso sottotono all’Italiano ha un gioco molto fluido e all’europeo lo ha dimostrato. Tonini va come un treno, De Franceschi è molto abile ma ancora poco adattato allo snooker.

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Come giudichi lesperienza al campionato Europeo?

All’europeo sono stato poco cinico in alcune fasi decisive dei frame con giocatori di metà classifica, che mi avrebbero potuto regalare la soddisfazione del passaggio del turno. Le teste di serie invece sono davvero delle macchine dal punto di vista balistico, con una precisione a tutto biliardo da togliere il fiato. L’atmosfera era straordinaria, i tavoli STAR sono il top di gamma, anche se è stata dura adattarsi perché molto diversi da quelli a cui sono abituato a Roma, che soprattutto in fase di split delle rosse sono molto difficili.

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Come ti sei trovato con la nuova stecca?

Bene devo dire, già prima di partire avevo fatto un centone sulla line up e sul gioco lungo è più precisa rispetto al mio vecchio due pezzi commerciale usato al Nazionale, che è troppo pesante per alcune giocate. Purtroppo si è rotta prima dell’ultimo match e ho dovuto usare quella di Davide targata Sabetta&Gusmeroli, che oltrettutto è molto precisa e con buona distribuzione dei pesi.

Il movimento continua ad espandersi, questanno avremo 154 giocatori distribuiti in 7 regioni, fra cui spiccano, dalla 147 Academy di Genova, due tuoi colleghi: Corso e Sini. Come ti sembra il panorama?

E’ tutto molto stimolante, con Sini ho giocato una finale nel 2014. Sono molto contento che, oltre ai neofiti, si stiano avvicinando allo snooker anche altri giocatori di grande esperienza biliardistica. La FIBIS deve accorgersi prima possibile delle opportunità che nel mondo di oggi lo snooker può offrire. Sta tutto nel coinvolgimento dei giovani, come nel modello inglese in cui sono subito attirati e impostati tecnicamente nei minimi dettagli. Finché c’è gente appassionata che da il suo contributo e continua a far arrivare tavoli non possiamo che essere fiduciosi.

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