SISMOGRAFI IMPAZZITI

Questa edizione del Championship ha tutte le caratteristiche per scuotere, rompere, cioè provocare un break alle solite idee e far tremare alle fondamenta il castello delle previsioni. A partire dall’inaugurazione, appannaggio esclusivo di due “italianisti” che si sono innamorati dello snooker, abbiamo avuto un buon inizio, eterodosso, strano. Poi, altri fatti inspiegabili sono accaduti, roba da AREA51, come alcuni players di categoria C, quest’anno folta e pericolosa come la giungla amazzonica, che in sereno trasporto hanno siglato due breaks da 22. Con una misera manciata di ore di pratica alle spalle e qualche elemento di coaching basilare, come il tracciare stanghette e puntini per imparare a scivere. Nella foto qui sotto, compare uno di questi improvvisati ma autentici eroi del break, il nostro impareggiabile Sivano Marzola, già affermato istruttore di vela presso i lidi della Versilia, talmente appassionato allo snooker da affrontare impavido quei seicento, quasi settecento chilometri per volta, pur di incrociare la stecca nel nostro campionato ambrosiano segnandolo subito con il suo bel 22 che ci riempie tutti di gioia e stupore.

MARZOLA

L’altro personaggio, Roberto Marmondi, è talento nostrano come la cucina che propone, cuoco sopraffine e oste della gloriosa bassa milanese, citato nelle guide culinarie d’Italia, dal tennis passa con disinvoltura al piano verde, si trasforma in giocatore di snooker e regala anch’egli una scossa da 22 punti, inaudito punteggio per le sue capacità di principiante. Due scosse telleriche, rotture ai nostri schemi eseguite dai magnifici neofiti, preludio ad un altrettanto magnifico campionato. Bravi ragazzi !

MARMONDI01

Ma la storia di questo inizio di stagione non finisce qui con stranezze e piccoli record che aprono crepe nelle certezze di molti ingenui. Possiamo accorgerci, senza troppo sforzo, che prendere a riferimento lo scorso campionato, pur con la sua ampia e inedita casisitica, serve a ben poco in una specialità che vanta rapidissima crescita tecnica e curve di apprendimento che si impennano trimestre dopo trimestre.  La categoria di eccellenza ha aperto i battenti per ultima,  generando un pò di attesa sul palcoscenico, esibendo alcuni nuovi players dai profili tecnici molto interessanti che vanno brevemente introdotti perchè protagonisti e generatori delle ultime letali scosse che hanno fatto impazzire gli strumenti di controllo di tutti noi. Il primo viene dalla Valtellina, ha un debole per la cultura britannica e si snocciola, fra tornanti, statali e provinciali, più di tre ore di viaggio per giungere fino a Trezzano, il secondo è residente in Svizzera, con l’hobby del “Fai da Te”, un tipo ingegnoso e preciso, il terzo è originario della fiera terra di Sardegna ma vive a Milano, è molto appassionato di biliardo sportivo e già agonista nel circuito del pool italiano, ecco i nomi restituiti in ordine di citazione: Massimiliano Sabetta, Gianluigi Luoni e Luca Orrù, tutti alla loro prima esperienza di snooker agonistico ma, come hanno ampiamente dimostrato, senza patire alcuno scarto rispetto ai veterani.

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Nella foto sopra, il valido Sabetta sfoggia una “stance” di grande effetto, brandendo la sua “Paragon” in edizione limitata, gioiello ricevuto direttamente dalle mani del mitico John Parris. Con impostazione molto tecnica e raffinata, ha dimostrato che questo atteggiamento alla lunga paga sempre con risultati incoraggianti perchè impadronirsi delle tecniche di base è il fondamento per progredire seriamente nello snooker.

LUONI

Luca Orrù (foto sotto) registra il break di 27, e Gigi Luoni (foto sopra) sigla con disinvoltura il suo 23, entrambi provengono dal pool ed hanno risposto con entusiasmo al nostro nobile gioco, dedicandosi sin dall’estate con frequenti sedute di allenamento, nel saggio tentativo di acquisire una buona preparazione. Per affrontare le prove di campionato, che per la categoria A saranno tagliate sui sette frames, due in più rispetto alla formula della prima edizione, è necessario più allenamento per aumentare la tenuta psicofisica in vista di incontri che non dureranno mai meno di quattro ore.

ORRU

Marzola, Marmondi, Sabetta, Luoni, Orrù: cinque nuovi nomi per il nostro campionato, marcatori di breaks che non hanno perso tempo mettendo in piedi serie degne di menzione con merito particolare a Sabetta che, per ora, detiene sia il best break di 33 che il numero di breaks per match collezionado anche un 22 ed un 25 nell’unica partita che ha giocato finora. La parola inglese break, ha significato di separazione, segno che divide e distanzia le parti, infatti un break degno di tale nome non è mai indolore perchè interrompe la continuità. Il perimetro di 12 piedi per 6 è un fazzoletto di spazio che attira le nostre osservazioni, stimola la formulazione di teorie, aguzza l’ingegno, forma alla visione strategica ma preferiamo che questa porzione di mondo non sia scossa, lacerata da spaccature e neppure che serbi troppe sorprese, che almeno in questo luogo simbolico e protetto le nostre previsioni siano rispettate. Eppure quando si registra un nostro o altrui break, qualcosa inevitabilmente succede, o nella gioia di produrlo o nell’afflizione del subire. Si potrebbe parlare di piccoli terremoti emozionali che ci scuotono dentro ed i nostri sismografi impazziscono, i pennini segnano onde pazze sulla carta millimetrata e forse ci sentiamo fuori misura, chiedendoci se reggeremo agli urti, se avremo la forza di reagire, se sopporteremo la vittoria o la sconfitta.  Con le soprese che i nostri amici ci hanno regalato negli ultimi giorni, temo che i nostri strumenti di misura saranno sempre fuori scala, che dovremo ritararli ma, a ben pensarci, avremo la certezza che stiamo andando nella giusta direzione e vedendo i pennini che schizzano oltre misura, storti dai valori esagerati, forse sapremo di essere vicini al nostro sogno di aver appreso i segreti di questo fantastico sport. Con un pizzico di imbarazzo ma anche di sana esaltazione, si affaccia il pensiero che Ambrosian Snooker Academy lasci il sapore delle piccole iniziative destinate a segnare, ad incidere un solco nella memoria. Si sta formando una comunità legata dalla passione autentica per lo sport inteso come mezzo di crescita umana personale e non come fine di esclusiva gratificazione basata sulle prestazioni agonistiche. Insomma si odora nell’aria che tutto è diverso, che si sta veramente realizzando una proposta nuova, auguriamoci con grande sincerità che possa essere utile alla causa generale del biliardo italiano.

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