“THE CAPTAIN”: DA SEMPRE OLTRE LE FRONTIERE

INTERVISTA A TIZIANO GUERRA

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Da dove è partita la tua grande passione per lo sport del biliardo, al quale, come ci saprai raccontare, ti sei dedicato in maniera assidua per gran parte della tua vita?
I primi passi li mossi ai tempi della scuola, quando si marinava lo studio per impratichirsi nell’arte della steccata in quelle che ai tempi erano ancora le buche strette dei tavoli da 8 e 15: inizialmente solo i tavoli di Bolzano, per poi allargarsi a tutte le competizioni che il Triveneto anni ’90 aveva da offrire.

Ed è proprio questo il periodo in cui conoscesti altri appassionati, mentre alla televisione si iniziava a buttare l’occhio su un enorme tavolo verde con bilie senza numeri, o sbaglio?
Non sbagli! La curiosità fu fin da subito innescata dalle opere dei grandi Steve Davis e Jimmy White, ma dovetti attendere 10 anni prima che si aprisse una sala a Bolzano nel 2006 con due tavoli da Snooker.

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Da quel momento in poi ti sei dedicato completamente allo snooker?
Si, completamente! In poco tempo si creò una bella competizione che contava una buona ventina di giocatori, tutti enormemente affascinati da questo nuovo modo di concepire il biliardo. Molti si sarebbero poi arresi di fronte allo stress a cui si è sottoposti dai ganascini britannici nei primi mesi di apprendimento, ma la mia passione era molto più grande di questo e in poco tempo intrapresi dei corsi in Austria, paese che ha saputo insegnare gran parte di quello che è il mio snooker.

TIZIANO GUERRA
Quanto tempo è passato dal momento in cui è arrivato il tavolo a Bolzano a quando ti sei accorto di aver bisogno di un’esperienza di academy?
Il tavolo è arrivato in ottobre mentre io ho iniziato a recarmi regolarmente in Austria a dicembre, circa due mesi quindi.

Raccontaci di quanto è stato importante l’allenamento intrapreso con il coach Richard Hughes.
Richard è un ex professionista irlandese che vive ad Innsbruck, dove mi sono recato due volte a settimana per circa sei mesi. Inizialmente gli allenamenti si concentravano sulle impostazioni fondamentali di stance e grip, che rispetto alle tradizioni del biliardo a cui ero abituato andavano ampiamente rivoluzionate. Solo dopo aver sistemato allineamento e impostazione al tavolo, che garantiscono l’imbucata,  è possibile allenarsi su quella che è la vera chiave di questo gioco: il controllo della bianca.

Quali sono quindi gli esercizi che ti hanno portato a migliorare il tuo break building?
Gli esercizi più utili sono sicuramente le varie line-up: prima utilizzando solo le rosse e poi aggiungendo i colori, il che  aiuta a proiettare i piazzamenti fino a 2 o 3 colpi in là nella serie. Un altro esercizio fondamentale, da utilizzarsi anche come buon riscaldamento prima di una partita, consiste nel posizionare un po’ di rosse nella parte bassa del tavolo, in modo tale da prendere dimestichezza con tutte le porzioni della nera e della rosa. Una volta padroneggiate l’utilizzo dei colori sugli spot, ed essendo anche in grado di forzarne l’imbucata, si può dire di aver raggiunto un livello amatoriale rispettabile, in quanto con la giusta occasione, si è poi in grado di indirizzare fortemente un frame nella propria direzione con una sola visita al tavolo sopra i 40 punti.

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Proprio a proposito di livello amatoriale rispettabile, le tue visite in terra straniera si sono brevemente trasformate, da visite al tuo coach in ricerche di giocatori di alto livello dai quali poter imparare. Raccontaci delle grandi opportunità che hai saputo regalarti, affrontando giocatori dalla grande esperienza, giovani talenti dal buon potenziale e professionisti.
Fin dai primi anni di passione ho subito partecipato alla lega austriaca, raggiungendo nel 2011 il decimo posto all’ultima giornata, dopo aver avuto l’onore di confrontarmi con giocatori del calibro di Ploner, Kleckers e Jurgen Kessler che sarebbe poi diventato un mio grande amico. Dal 2012 ho deciso di partecipare invece alle lega svizzera in modo tale da incrociare la stecca con campioni ai limiti del professionismo. Tra questi sicuramente da citare Ursenbacher, lo svizzero appena uscito dal tour che non avrà alcun problema a risalire a cavallo, e il già citato Lucas Kleckers, che, dopo aver sfiorato la qualificazione alla scorsa Q school con Saengkham, quest’anno sarà molto agguerrito. Gli incroci (sul tavolo e non) con i supereroi del Main tour, che occasionalmente militano per i pro-am delle nostre zone, sono una vera e propria esperienza mistica. Ho avuto la fortuna di incontrare nel corso degli due futuri campioni del mondo: Stuart Bingham e Mark Selby nel 2007, l’anno in cui fu runner up al Crucible. Durante l’evento a Perugia targato SnookerItalia ebbi invece l’onore di giocare con Mark King.

Ultimamente hai avuto modo di assistere alla crescita di alcuni ragazzi nella accademia di Verona dove ti rechi frequentemente. Quanto è importante l’aspetto mentale per questi giovani talenti in uno sport che richiede allenamento maniacale e lucidità costante durante gli incontri?
L’aspetto mentale è fondamentale soprattutto all’inizio, quando è necessario concentrarsi sulla costruzione delle dovute basi tecniche che solo con un po’ di aiuto possono essere sistemate. Una grandissima risorsa a disposizione dei giovani è sicuramente la ampia copertura televisiva garantita da Eurosport: avere la possibilità di osservare un professionista anche solo mentre si imposta per colpire (che sembra un passaggio scontato, ma garantisce una grossa fetta di precisione finale) per tutta la durata di un match insegna moltissimo; per non parlare poi delle scelte di tiro e della grande passione che viene trasmessa. Proprio perchè i giovani non si scoraggino di fronte alle difficoltà che ogni nuovo percorso impone, alla NordEst Academy garantiamo loro un giorno a settimana per allenarsi gratuitamente: soprattutto con il rest! È meraviglioso che a partire dal grande esempio dell’Ambrosian Snooker ora gli appassionati abbiano l’opportunità di intraprendere un’esperienza di Academy anche a Verona, Savona, Roma e chissà…

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